Contratto unico
La perseverata mancanza di diritti e tutele del lavoratore, l’assenza di garanzie per i creditori, le nebbiose prospettive per il futuro, la discriminazione sanitaria, una quasi totale assenza di ammortizzatori sociali, sono tutti aspetti dei vari contratti di lavoro precari e atipici che evidenziano la debolezza dello Stato Sociale e la disuguaglianza nel lavoro.
Ho sempre condiviso i principi della Statuto dei Lavoratori, che riassumono anni di conquiste di diritti, ma oggi, come i Sindacati, tutelano solo una parte della forza lavoro, quella relativamente più forte.
Sono passati più di 40 anni dalla stesura dello Statuto. L’intero sistema produttivo italiano è cambiato. Non esistono più mega realtà, eccetto il Pubblico, che possano garantire la monotonia del lavoro fisso.
Gli occupati in Italia ad oggi sono circa 22.900.000, con un tasso di disoccupazione pari all’8.9%. Gli ultimi dati sulle grandi imprese mostrano come gli ingressi con contratti a tempo determinato rappresentano in media circa il 71% degli ingressi, mentre le uscite per scadenze dei termini contrattuali ammontano al 50% e solo circa il 27% per cessazione spontanea. Non va certo meglio la situazione per le medie e piccole imprese, che hanno una labile prospettiva di vita e che adottano ampiamente tipologie contrattuali flessibili.
L’attuale Statuto dei Lavorati e i Sindacati non rappresentano più il Lavoro. E’ necessaria una nuova legislazione, un contratto unico che rappresenti la totalità dei rapporti subordinati o parasubordinati, che trasformi l’incertezza della flessibilità in nuove opportunità, che sviluppi la meritocrazia ed elimini gli imboscati.



